Analisi telemetria qualifiche GP Italia – Verstappen piazza il colpo, battendo una McLaren molto più carica. Leclerc massimizza il potenziale di una Ferrari scarichissima e che non azzarda con le scie.
In una qualifica tiratissima a Monza, con distacchi minimi e una classifica estremamente corta, viene fuori un impeccabile Max Verstappen, che beffa la concorrenza e mette la sua Red Bull davanti a tutti. Le McLaren, partite – come sempre ormai – col favore del pronostico, escono da questa sessione sconfitte e devono accontentarsi della 2° posizione di Norris, a 77 millesimi dalla pole, e della 3° di Piastri, staccato di poco meno di 2 decimi.
Seguono le due Ferrari di Leclerc, lontano pochi centesimi da Piastri, e Hamilton, che avrebbero potuto (e dovuto) provare qualcosa con le scie ma avevano comunque meno passo di Red Bull e McLaren. Scendendo nella classifica, si trovano le due Mercedes di Russell e Antonelli, a quasi 4 decimi dal miglior tempo e incapaci di replicare in Q3 gli ottimi segnali delle prime due manche di qualifica. Chiudono la top10 un sorprendente Bortoleto, Alonso e Tsunoda.
A ogni modo, analizzando la telemetria si possono fare delle considerazioni interessanti sulle gerarchie in pista e non solo.
Red Bull
La pole di Verstappen a Monza è l’ennesima prova di forza del campione olandese e presenta diverse affinità con quella di Silverstone. Infatti, la Red Bull, dotata peraltro di un nuovo fondo, conferma di trovare il suo punto di lavoro ideale e la massima efficienza aerodinamica con configurazioni molto scariche, tant’è che l’ala posteriore usata dal #1, già di per sé da basso carico, è stata “trimmata”, cioè tagliata nel flap del DRS, nella notte tra venerdì e sabato – quando i tecnici di Milton Keynes sono soliti fare magie nella messa a punto – alla ricerca di qualche km/h in più in top speed e andando anche incontro alle preferenze di bilanciamento del #1, che notoriamente predilige vetture sovrasterzanti.
A questo punto è poi emersa nuovamente la grande sensibilità di Verstappen, capace di gestire come nessun altro il minor carico e di fare la differenza con un’auto molto puntata sull’anteriore. Guardando ai dati del giro valso il nuovo record della pista, si nota che l’olandese guadagna su Norris principalmente in allungo e in rettilineo, grazie all’assetto scarico – che appare comunque più di compromesso se comparato con quello scelto da Ferrari -, ed è poi abile nel limitare i danni nelle curve e nel compensare le perdite in percorrenza facendo linee a “V” con staccate profonde e una buona trazione in uscita.

Se nelle curve veloci, come la Parabolica, la RB21 ha potuto contare sulla sua intrinseca rigidezza meccanica – che, smorzando il rollio, stabilizza la piattaforma aerodinamica e produce più deportanza costante, alleviando la carenza di downforce dalle ali -, nel lento, ossia le prime due varianti, è stata invece aiutata dai cordoli bassi, che non ne hanno penalizzato troppo il comparto sospensivo e hanno dunque permesso traiettorie e velocità di percorrenza più vicine a quelle degli avversari.
In conclusione, la pole è dovuta sia all’esecuzione perfetta di Verstappen sia al fatto che il tracciato si adattasse abbastanza bene, come tipo di curve e setup richiesto, alla monoposto anglo-austriaca, che stavolta – a differenza dello scorso anno, quando faticò parecchio e non andò oltre il 6° posto in gara – dispone finalmente di un vero e proprio pacchetto da basso carico.
McLaren
Dopo una serie di prestazioni dominanti, la McLaren appare a Monza più vulnerabile rispetto alle scorse tappe, dato il layout estremamente atipico del circuito brianzolo, povero inoltre di quelle curve da velocità media in cui l’auto papaya spicca maggiormente. Un altro elemento che penalizza la MCL39, al contrario della Red Bull, è la sua necessità di usare assetti più carichi rispetto alla concorrenza, in modo da restare vicini al punto di lavoro ideale della vettura senza rompere il suo equilibrio e senza perdere troppo in efficienza.

Difatti, anche stavolta, le McLaren erano le monoposto nettamente più cariche del lotto, pagando dazio in rettilineo ma impressionando nei passaggi nel settore centrale e in generale nelle curve medio-veloci che arrivano dopo la Roggia. L’esito finale suggerisce comunque che, nel “Tempio della velocità”, i guadagni in curva non siano stati sufficienti a compensare le perdite sul dritto, almeno sul giro secco.
Ferrari
Nonostante le alte aspettative, alimentate anche dai buoni riscontri nelle prove libere, la Ferrari non è riuscita nell’impresa di regalare al pubblico di casa la pole position e la causa principale è una mancanza di performance pura rispetto a Red Bull e McLaren. Forse spinti dalla consapevolezza di avere un’auto inferiore in condizioni ordinarie, a Maranello hanno preparato le SF-25 per Monza con un assetto estremo da minimo carico – come avvenuto anche negli ultimi due anni – per cercare di battere i rivali con top speed più alte (seconde solo a quelle delle Sauber) e confidando anche nell’evoluzione della pista, che, gommandosi, avrebbe dovuto permettere alla Rossa di recuperare parte dell’aderenza mancante e sopperire alla carenza di downforce.

Alla fine però il miglioramento del tracciato è stato minore di quanto sperato, sono emersi alcuni problemi di guidabilità, dovuti al livello infimo e senza compromessi di deportanza, e la velocità pura non è stata irresistibile, facendo sì che il Cavallino venisse relegato alla quarta casella in griglia. Leclerc ha massimizzato il potenziale della vettura ed è apparso contento del suo giro, in cui ha guadagnato in tutti i rettilinei – anche a Verstappen – salvo poi fare molta fatica in tutte le curve.
Il #16 perde un decimo alla Roggia e quasi un altro all’Ascari, ma in generale ha dappertutto difficoltà in trazione nel tornare sull’acceleratore, dovendo parzializzare più a lungo dei diretti avversari. Sono invece ottimi, date le circostanze, i riscontri alle Lesmo, dove i suoi intertempi sono in linea con quelli di Verstappen. Leclerc sembra perciò aver fatto il massimo con la macchina a disposizione, anche se l’impressione è che avrebbe potuto ottenere un risultato migliore con un gioco di scie, a cui invece gli uomini di Vasseur hanno scelto di rinunciare per concentrarsi sulla preparazione delle gomme.
La scia presa dallo stesso Leclerc nel suo giro migliore in FP3 sul rettilineo principale gli è valsa un decimo e mezzo, che sarebbe stato sufficiente per battere le McLaren e mettersi in prima fila, ma avrebbe richiesto un sacrificio totale di Hamilton. Qualora non si fosse voluto danneggiare troppo il #44, che comunque era già penalizzato con una retrocessione di 5 posizioni in griglia, si sarebbe però potuto studiare meglio l’ultimo tentativo, facendo uscire le due vetture dai box più tardi – che sono state le prime del gruppo dietro a Tsunoda -, sfruttando anche maggiormente l’evoluzione della pista, e mandando in pista Hamilton 3 o 4 secondi davanti a Leclerc.

In questo modo, entrambi avrebbero potuto spingere in condizioni ottimali e il monegasco avrebbe beneficiato di una buona scia senza rimetterci troppo nelle curve, riuscendo magari a migliorare il suo crono di quei 25 millesimi che lo separavano da Piastri. Questa strategia non è però stata attuata, mettendo a nudo un approccio che si conferma troppo conservativo e volto più alla gestione che all’attacco anche in un weekend in cui non avrebbero dovuto esserci compromessi per provare a riscattare, seppur in minima parte, una stagione estremamente deludente davanti ai propri tifosi. In altre parole, ancora una volta è mancato il coraggio di osare.
Mercedes
La Mercedes, che aveva ben figurato nelle prime due fasi di qualifica, non è riuscita a ripetersi nel finale, non andando oltre alla terza fila per la gara. Le W16 non disponevano di una veste aerodinamica ad hoc per Monza, a differenza degli altri top team, e hanno così optato per un assetto più carico – comunque non estremo quanto quello McLaren -. Russell, oltre a risultare ovviamente più lento in allungo, perde da Verstappen un decimo e mezzo in uscita dalla prima variante e oltre un decimo all’Ascari, ma recupera qualche centesimo nel secondo settore.

L’impressione è che le Frecce nero-argento, penalizzate forse anche dal caldo, abbiano faticato a far funzionare al meglio le gomme – che si confermano una variabile discriminante nella F1 odierna -, come testimonia la richiesta di Russell delle gomme medie, più facili da usare dal punto di vista sia del movimento della carcassa sia della stabilità termica, per l’ultimo tentativo del Q3. Antonelli ha invece confessato di aver provato nell’ultimo giro qualcosa di diverso con le temperature degli pneumatici, suggerendo quindi che il problema della Mercedes sia stato proprio nel centrare la finestra di lavoro delle gomme.
Uno sguardo alla gara
In ottica gara, Verstappen e i due alfieri della McLaren che partono favoriti. Verstappen, che ha mostrato un ritmo positivo in linea con le MCL39 nelle simulazioni del venerdì, potrà sfruttare le buone velocità di punta nel corpo a corpo, ma dovrà fare attenzione alle gomme. McLaren, al contrario, potrebbe faticare nei sorpassi, ma dovrebbe avere vita più semplice nella gestione degli pneumatici, anche se con queste auto a effetto suolo si è già visto che un maggior livello di carico non è necessariamente sinonimo di un degrado minore. Un’ulteriore incognita è rappresentata da eventuali lotte interne tra Norris e Piastri, che potrebbero favorire la fuga di Verstappen.

Per Ferrari sarà pressoché impossibile bissare il miracolo dell’anno scorso con Leclerc, in quanto, oltre a mancarle un po’ di passo, la nuova costruzione più robusta delle mescole e il maggior grip offerto dall’asfalto sembrano aver annullato ogni rischio di graining e spinto la gara verso strategie a singola sosta. La Rossa, grazie alle ottime top speed come Verstappen, avrà un’arma in più nelle battaglie in pista, ma, realisticamente, correrà una gara in solitaria – oppure in lotta con le Mercedes, anche se l’impressione è che ne abbiano meno sul ritmo – in 4° posizione con possibilità di podio solo se succede qualche imprevisto al trio di testa. Il GP si preannuncia comunque aperto.
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