photo sipa 17445627721

F1 | GP Bahrain – McLaren domina su una pista amica, buoni segnali Ferrari [ANALISI]

F1, l’analisi del GP del Bahrain – Piastri sfrutta lo strapotere McLaren su una pista che la favoriva e conquista una vittoria che dimostra i suoi miglioramenti nella gestione gara. Mercedes convince sempre di più, riscontri incoraggianti da Ferrari.

In Bahrain Piastri è infermabile e nessuno può nulla contro di lui e contro la sua McLaren: la MCL39 dell’#81 vince in solitaria il GP con una prestazione solidissima, che attesta i notevoli passi avanti compiuti dall’australiano per quanto riguardo la gestione gara e lo mette in una buona posizione per il prosieguo del campionato. Russell, 2°, dà seguito all’ottimo avvio di campionato e sfrutta il potenziale di una Mercedes convincente, mentre continuano le difficoltà per Norris, che è sul podio, ma con qualche errore di troppo e senza riuscire a replicare i tempi del compagno di squadra.

Leclerc, con una buona Ferrari, deve accontentarsi della medaglia di legno, dopo aver provato a difendere la P3 sul #4, e precede Hamilton, più a suo agio sul ritmo rispetto al giro secco, e Verstappen, in crisi con una Red Bull deludente. In top10 sono presenti anche Gasly, che regala i primi punti stagionali all’Alpine (QUI le classifiche piloti e costruttori), Ocon, favorito da una prima sosta molto anticipata, Tsunoda, che riesce nell’impresa di portare la seconda RB21 in zona punti, e Bearman, a riprova del buon passo espresso dalla Haas.

I dati

  • pia rus nor lec ver
  • stint 1
  • stint 2
  • stint 3
  • pia rus
  • pia nor
  • pia lec
  • pia ver
  • rus nor
  • rus lec
  • nor lec
  • Nel primo stint, come prevedibile, McLaren è la più veloce, con Piastri che ha circa 3 decimi di vantaggio su Russell e Leclerc, che però era su un compound più duro (medie contro soft) e quindi è stato svantaggiato sulla prestazione pura. Verstappen è molto attardato, a conferma delle difficoltà della Red Bull in Bahrain, ma è stato anche rallentato dal traffico di vetture più lente, principalmente Sainz.
  • Nel secondo stint, un po’ a sorpresa, risulta Leclerc il più veloce, grazie anche a una gomma media più fresca rispetto agli avversari, che a inizio stint permette sia a lui sia a Hamilton di recuperare molto terreno, e con cui copre meno giri, dato che tutti si fermano nello stesso momento quando viene chiamata in pista la Safety Car. Piastri è comunque molto vicino a Leclerc e rifila nuovamente 3 decimi a Russell, segno che probabilmente era questo il reale gap tra McLaren e Mercedes. Verstappen, in crisi nera con le gomme hard, che erano chiaramente le peggiori nel GP, incassa quasi 1 secondo e mezzo a giro da Leclerc e Piastri.
F1
  • Nel terzo e ultimo stint Piastri crea il vuoto sugli inseguitori, tanto che riesce ad aprire un gap di 15 secondi su Russell in appena 22 giri. Piastri rifila dunque 7 decimi a giro a Russell e 8 a Leclerc – e quasi 1.3 secondi a Verstappen, che, dopo aver dovuto superare Ocon, è rimasto bloccato dietro a Gasly -, ma questi dati sono “sporcati” dalle differenze di mescola che hanno favorito le McLaren. Le due MCL39 hanno infatti potuto usare per l’ultimo stint la gomma media, che era indubbiamente il miglior compromesso tra prestazione e consumo per completare gli ultimi 25 giri di gara, e hanno dunque goduto di un netto vantaggio prestazionale, potendo spingersi senza preoccuparsi troppo del degrado.
    • Russell ha invece dovuto montare un treno di soft perché non aveva altri treni di gomme medie e il suo muretto ha scartato la hard. La decisione di arrivare al traguardo con la mescola più soffice è stata definita dallo stesso #63 “audace”, ma alla fine, grazie anche a una gestione ottimale, si è rivelata una scelta azzeccata. L’inglese della Mercedes ha anche dovuto fare i conti con diversi problemi alla sua vettura, che hanno contribuito a “gonfiare” il distacco da Piastri.
    • Anche Leclerc è stato penalizzato da una strategia non ottimale – dato che, come Russell ha dovuto fermarsi con la Safety Car per non perdere troppo tempo ma la seconda sosta è comunque avvenuta molto prima rispetto ai piani del muretto Ferrari – e si è ritrovato in una situazione simile a quella del #63, dovendo così scegliere se montare le soft o le hard. In questo caso il Cavallino ha optato per le gomme dure: una scelta conservativa, dettata dal timore che la SF-25 probabilmente non sarebbe stata abbastanza gentile sugli pneumatici morbidi per portarli alla bandiera a scacchi. Come già detto, il compound a banda bianca era il peggiore in gara e Leclerc, che ha corso un altro stint con lo svantaggio di mescola, è stato abile nel metterci una pezza, anche se ciò non è stato sufficiente per conquistare un posto sul podio.

I valori in campo

McLaren

F1
  • McLaren si è imposta come prima forza anche in Bahrain, dimostrandosi ancora la miglior vettura dello schieramento con margine, ma è comunque meno dominante di quanto possa sembrare. Il gap medio a giro sulla Mercedes, al netto del fatto che non si sa quanto Piastri abbia gestito il ritmo, era infatti di circa 3 decimi, ma non bisogna dimenticare che il circuito di Sakhir è probabilmente uno dei più adatti alla MCL39, che sembra esaltarsi nelle piste rear-limited, soprattutto sul passo gara. Il distacco in qualifica di 1 decimo e mezzo pagato da Russell è infatti raddoppiato alla domenica, in cui il minimo degrado patito dalla vettura di Woking ha certamente avuto un impatto.
  • La MCL39 si è confermata un “mostro di carico”, riuscendo a generare livelli elevatissimi e impareggiabili di deportanza, forse anche perché riesce a correre molto rasente al suolo. La maggiore downforce gioca un ruolo fondamentale nella gestione delle gomme, dato che riduce lo scivolamento e il conseguente surriscaldamento degli pneumatici, in particolare quelli posteriori, abbattendo il tasso di usura e consentendo alla McLaren di avere una marcia in più sul ritmo in gara. Proprio perché consuma pochissimo le gomme già di suo, la monoposto papaya ha beneficiato meno rispetto alla concorrenza dell’abbassamento delle pressioni minime degli pneumatici posteriori di 1 psi e del calo delle temperature rispetto al venerdì.
  • Il rovescio della medaglia del maggior carico espresso è però l’eccessivo drag che affligge la MCL39 e che la rende più debole nei rettilinei. Ciò si è visto chiaramente nel GP, con Norris che ha avuto difficoltà nel compiere sorpassi proprio perché, tra le varie motivazioni, mancava qualche km/h di velocità di punta. Non è da escludere che le scarse top speed siano in parte dovute anche alla direttiva introdotta in Cina, che sono andare a imporre controlli più rigidi per limitare la flessibilità delle ali posteriori.
F1
  • Piastri, che quest’anno sembra aver colmato le lacune nella gestione gomme e nella costanza in gara, ha per ora mostrato una confidenza con la vettura maggiore rispetto a Norris, che si trova meno a suo agio con la macchina, soprattutto in qualifica. Dati gli errori commessi da entrambi i piloti nel time attack in queste prime 4 tappe del campionato, si può affermare che la MCL39 è una vettura difficile da portare al limite sul giro secco.
  • Le differenze di passo tra i due piloti in Bahrain potrebbero spiegarsi anche con i loro diversi stili di guida, con Piastri che predilige linee a “V”, sacrificando l’ingresso per poi avere più trazione in uscita, e Norris che invece tende a fare linee a “U” più tondeggianti, portando più velocità in ingresso e percorrenza a scapito dell’uscita. Mentre la preferenza di Piastri si sposa alla grande con la conformazione stop&go del circuito di Sakhir, la maggiore aggressività di Norris in entrata potrebbe invece dargli una mano a Jeddah, che è composta quasi esclusivamente da curve veloci.

Mercedes

F1
  • Mercedes convince sempre di più in questo avvio di stagione e si comporta più che bene su una pista che avrebbe messo in crisi la W15, per via della prevalenza di curve lente, in cui non aveva rotazione, e delle tante ripartenze e accelerazioni, che accentuavano il surriscaldamento delle gomme posteriori. La vettura dell’anno scorso soffriva infatti le piste rear-limited e le alte temperature, ma quest’anno i problemi sembrano essere stati risolti, come attestano le ottime doti in trazione e la buona gestione delle soft nell’ultimo stint mostrate dalla W16.
  • La Freccia nero-argento è stata 2° forza davanti a Ferrari e a circa 3 decimi dalla McLaren e ha potuto contare su un ottimo compromesso tra carico aerodinamico e resistenza all’avanzamento e gode anche di una finestra di funzionamento ampia e di una buona guidabilità, che segnano una cesura rispetto al passato e possono far ben sperare per il futuro. Con degli aggiornamenti centrati alla perfezione, magari la compagine di Brackley potrebbe anche ricucire il gap dalla McLaren, che non appare incolmabile, come fatto da essa stessa lo scorso anno con le migliorie introdotte a Miami.
  • Russell continua a sfoggiare prestazioni da campione, mentre Antonelli si sta rivelando molto solido – probabilmente riceverebbe più attenzioni se il suo compagno di squadra non fosse questo Russell in grande forma – e viene penalizzato dal tempismo della Safety Car e poi rimane intrappolato nel traffico.

Ferrari

F1
  • Ferrari mostra in Bahrain dei segnali di lieve risalita, resa possibile anche dagli aggiornamenti, che hanno funzionato e hanno aumentato il carico a disposizione – anche se il loro effetto non si vede tanto in una pista stop&go e con poche curve veloci come il Bahrain e sarà con ogni probabilità più apprezzabile a Jeddah -, e da un buon bilanciamento, segno che gli esperimenti e il lavoro di studio e analisi dati fatti nelle prime gare stanno dando i loro frutti.
  • Il Cavallino ottiene un risultato che alla viglia era impronosticabile dato che il circuito del Bahrain era, sulla carta, una delle piste peggiori per la SF-25, che ha come punto debole il posteriore e non eccelle nella trazione. La Rossa è stata 3° forza di poco dietro alla Mercedes, come suggerirebbe il fatto che Leclerc non sia riuscito ad avvicinarsi a Russell e ad entrare nella sua zona DRS nel corso del secondo stint, a circa 3-4 decimi dalla McLaren. Non è però da sottovalutare l’importante passo in avanti fatto questo weekend su un tracciato così ostico per la monoposto di Maranello, il prossimo GP a Jeddah confermerà se si è trattato di un fuoco di paglia o meno e darà un responso più attendibile anche riguardo ai nuovi pezzi.
F1
  • Lato strategie, l’impressione è che l’intenzione iniziale del muretto Ferrari fosse di fare una singola sosta, partendo con le medie per poi mettere le hard. Gli uomini di Vasseur hanno però dovuto rivedere e correggere i loro piani dopo aver constatato le grosse difficoltà di Verstappen sulla mescola bianca, spostandosi così su una strategia a due soste con due treni di medie nei primi due stint e le soft, con cui gli avversari avevano iniziato al GP, alla fine. Tuttavia, forse si sarebbe potuto rischiare qualcosa in più e differenziare le strategie – che invece, non si sa per quale motivo, non fa mai, anche quando non c’è nulla da perdere ed è bene osare -, provando comunque con uno solo dei due piloti – in questo caso sarebbe stato meglio Hamilton, che era dietro – la “one-stopper” allungando il primo stint e andando in seguito sulle dure.
  • Il tempismo della Safety Car è stato particolarmente sfortunato per la Rossa, che, come già visto, è stato quasi obbligato a mettere le hard. Anche da questa scelta però è emersa la scarsa audacia della Ferrari, che, nuovamente, poteva differenziare le strategie e provare a mettere le soft a Leclerc, permettendogli di andare all’attacco del podio con maggior aggressività – e se le gomme si fossero in seguito consumate oltremisura, ipotizzando un calo importante, sarebbe arrivato presumibilmente 5°, perdendo la posizione solo su Hamilton -. A ogni modo, senza l’intervento della vettura di sicurezza, Leclerc avrebbe probabilmente potuto lottare per la 2° posizione con Norris e Russell dato che il passo in Bahrain c’era e dato che avrebbe potuto contare su un vantaggio di mescola (soft contro medie) nell’ultimo stint.
  • Leclerc continua a spremere il massimo potenziale della SF-25 anche perchè ha trovato la via di assetto che si adatta perfettamente al suo stile di guida e che pur obbligandolo a scendere in pista con setup estremi gli consente di fare la differenza, mentre Hamilton, molto meglio in gara che in qualifica, fa un po’ di fatica perché ancora gli manca fiducia nella macchina.

Red Bull

F1
  • In casa Red Bull è notte fonda dopo il weekend in Bahrain, caratterizzato da alcuni problemi ai freni e da grosse difficoltà col bilanciamento. La RB21 è stata 4° forza, quasi più vicina al midfield che alle altre squadre di vertice, anche se bisogna riconoscere che la pista non era adatta alle sue caratteristiche (la monoposto di Milton Keynes si esalta nel veloce e soffre nelle zone lente e in trazione, anche perché è ancora la più rigida meccanicamente). L’eccessivo degrado delle gomme patito dalla vettura anglo-austriaco è stato acuito non solo dall’asfalto caldo e abrasivo, ma anche dalla sua pessima guidabilità, che la faceva scivolare molto in pista,. Come detto settimana scorsa, se non c’è la macchina nemmeno Verstappen può fare nulla ed è costretto a stare dietro.

Leggi anche:

Leclerc realista: “Non so quando torneremo a vincere con Ferrari”

Russell brilla: il rinnovo con Mercedes si avvicina. Pronti 30 milioni all’anno

F1, Domenicali frena su Imola: il futuro del GP è in bilico

Seguici sui social

🔥 Sei un vero fan della F1 e del Motorsport? Allora non perderti neanche una news! 🚀 Seguici su Instagram, Telegram e Youtube per rimanere sempre aggiornato, senza perderti analisi, curiosità e retroscena dal paddock e dal mondo dei motori! 🏎️💨

📲 Tutto gratis, zero costi, solo passione per il Motorsport!
Se i nostri articoli ti piacciono, condividili con i tuoi amici e aiutaci a far crescere la community! 🙌

Buona lettura su Fuori Pista! 🏁🔎

Rispondi