Analisi telemetria qualifiche GP Spagna – McLaren è ancora nettamente la più veloce con più stabilità nelle curve lunghe, mentre Red Bull guarda alla gara. Ferrari, pur aiutata dai compound più duri, esprime un buon carico.
Il GP di Spagna era atteso con grande curiosità sin da inizio stagione non solo perché il Montmelò è un tracciato molto indicativo dei valori in campo e molto selettivo dal punto di vista aerodinamico – con la meccanica che passa quasi in secondo piano -, ma anche per via dell’introduzione della direttiva tecnica che prevede controlli più severi sulla flessibilità delle ali anteriori. Ciononostante, nelle qualifiche è stata la solita McLaren a primeggiare, con Piastri che ha conquistato la pole con margine su Norris.
Poi c’è Verstappen, 3° a pari merito con Russell, che dista 3 decimi dalla vetta, mentre Hamilton è 5° a mezzo secondo da Piastri. Solo 7° Leclerc, dietro anche ad Antonelli, che paga la scelta errata di effettuare un solo tentativo nel Q3, per preservarsi un set di gomme soft rodate per la gara, scendendo in pista a inizio sessione, con le temperature in rapido calo che però determinano un’importante evoluzione del tracciato e lo fanno retrocedere di qualche posizione in griglia di partenza rispetto al suo potenziale.
A ogni modo, analizzando la telemetria si possono fare delle considerazioni interessanti sulle gerarchie in pista e non solo, con McLaren che aveva un vantaggio chiaro su Red Bull e Mercedes e una Ferrari distaccata, ma con dei possibili segni di progresso.
McLaren

La McLaren continua a mostrare livelli elevatissimi di carico, anche grazie alla possibilità di correre radente al suolo – a tal punto che Norris nelle FP3 ha addirittura avuto fenomeni di porpoising -. La MCL39 è fortissima in ogni punto della pista, senza mostrare lacune, ed è proprio in questo che risiede la sua grande forza, cioè nel fatto che dispone di una coperta larga che le consente di essere molto competitiva in tutti i tipi di curve e la rende quindi estremamente versatile. Come detto più volte, infatti, avere una monoposto che produce così tanta deportanza permette di ammorbidire le sospensioni, sacrificando qualcosa nel veloce per migliorare la trazione e il passaggio nel lento.
La vettura papaya, anche grazie alla scelta dell’ala posteriore più scarica delle due provate al venerdì, ottiene buoni riscontri anche sul dritto, battendo sia Red Bull che Ferrari – i gap nelle top speed sono comunque minimi -. Piastri riesce a costruire il suo vantaggio soprattutto nella prima parte del circuito fino a curva 5 e fa la differenza soprattutto nelle curve lunghe, che esaltano le doti di stabilità in appoggio della sua McLaren – già apprezzabili lo scorso anno -. Anche le alte temperature hanno giocato un ruolo a favore degli alfieri del team di Woking, che non si devono preoccupare di gestire le gomme a inizio giro data la spiccata capacità dell’auto di tenerle vive per tutto il giro.
Red Bull

La Red Bull porta a casa l’obiettivo minimo di essere la prima inseguitrice della McLaren su una pista che avrebbe potuto favorirla per le sue curve ad alta percorrenza. Tuttavia, a differenza di quanto avvenuto più volte da inizio stagione, sembra aver puntato su un assetto più da gara, aumentando il carico – come testimoniano anche le velocità di punta minori del solito – per gestire meglio le gomme. Verstappen è l’unico dei top a percorrere curva 14 in pieno ed è il più veloce nel terzo settore, ma fatica invece col sottosterzo a centro curva, segno di un setup che mira a proteggere l’asse posteriore, transitando con velocità minime ridotte in curva 1-2, 4, 7-8 e 10.
Comunque, la speranza degli uomini di Horner che la direttiva sulle ali flessibili potesse riavvicinarli alla McLaren non sembra essersi realizzata, almeno in questa prima parte del primo weekend dalla sua introduzione. Bisogna comunque dire che, in generale, questo cambio regolamentare non sembra aver avuto un grosso impatto sulla competitività delle vetture, sollevando alcuni interrogativi sulla sua effettiva utilità – Hamilton, per esempio, l’ha bollata come uno “spreco di soldi” -. Insomma, per tale direttiva, sembra proprio che si sia fatto “tanto fumo e poco arrosto”.
Mercedes

Dopo due gare difficili, Mercedes ritrova la bussola, grazie anche a un nuovo fondo. La W16, almeno sul giro secco – il passo gara si è invece rivelato un tallone d’Achille -, si distingue per il basso drag, tanto che è la più veloce nelle top speed, e nelle fasi di trazione, mentre paga la carenza di qualche punto di carico. I punti in cui Russell soffre di più sono infatti curva 4, curva 5 e curva 14, tutte a lunga percorrenza e in cui serve deportanza in appoggio.
Ferrari
Al contrario di Mercedes, Ferrari era invece reduce da una tappa positiva a Monaco, date le sue caratteristiche uniche che permettono di correre con una vettura più bassa e morbida e senza dover cercare un equilibrio tra curve lente e curve veloci, facilitando la ricerca del bilanciamento ottimale. In una pista più varia e completa come il Montmelò, però, diventa nuovamente necessario cercare quel famigerato “compromesso” nel setup, che consiste nel dover alzare la vettura per evitare di incorrere in un consumo eccessivo del pattino e irrigidire quindi le sospensioni per non dover sollevare troppo l’auto e perdere troppo carico dal fondo.

Era dunque lecito aspettarsi una SF-25 nuovamente in crisi questo weekend, anche se sono arrivati finora risultati migliori del previsto. Se Leclerc avesse fatto il giro nei minuti finali, avrebbe potuto sfruttare l’accensione della pista con un guadagno stimato di circa 2 decimi e si sarebbe messo a meno di 1 decimo da Verstappen e Russell, un distacco “piccolo” considerando quelli abissali visti nelle uscite precedenti. In questo caso, la Rossa – che non si esalta certo in qualifica e ha sofferto le gomme C6 a Imola, tanto che si era trovata meglio con pneumatici usati – è stata aiutata anche dai compound più duri portati da Pirelli, che hanno un picco di grip più facile da estrarre.
Nel suo giro migliore, Hamilton fatica soprattutto nel primo settore, dove, al pari di Verstappen, torna tardi sul gas, e all’ultima curva, dove deve alzare di più il piede dall’acceleratore, ma nel settore centrale è appena più veloce di Verstappen e di Russell e si distingue anche per un ottimo transito nella lunga curva 12, con quest’ultimo dato che indica l’elevato livello di deportanza trovato dal Cavallino. Al tempo stesso, le difficoltà in trazione confermano l’impressione che la SF-25, così come la Red Bull, stia utilizzando sospensioni più rigide.
Uno sguardo alla gara


Dando un rapido occhio al GP, McLaren parte ovviamente come grandissima favorita, potendo contare sul vantaggio di track position con tutti e due i piloti e sulla grande competitività della vettura. Le possibili lotte intestine tra Piastri e Norris e l’aggressività di Verstappen, che di certo proverà a insidiarli se ne avrà l’occasione, potrebbero però essere delle variabili da tenere in conto, mentre Russell probabilmente dovrà guardarsi più le spalle dalle Ferrari, che potrebbero anche puntare al podio grazie al buon passo gara espresso generalmente dalla SF-25 in gara. Dalle simulazioni del venerdì Norris e Verstappen sembravano avere margine su tutti gli altri, alimentando l’ipotesi che possa esserci una lotta al vertice tra McLaren e Red Bull.
Per quanto concerne invece le strategie, l’impressione è che potrebbero essere le mescole più morbide (soft e medie) a essere le più gettonate nel GP, dato che hanno mostrato un’usura quasi al livello delle hard ma godono di un’aderenza maggiore. In questo quadro, molti team potrebbero così optare per una strategia a 2 soste, con Leclerc che è già indirizzato verso la tattica soft-medie-medie, avendo preservato due set di medie e uno di soft rodate appositamente per avere più opzioni alla domenica.
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