Ferrari regna a Melbourne, mentre McLaren è seconda forza ed è vicina. È assente la Red Bull, anche se rimane l’incognita Verstappen.
Alla vigilia del weekend sarebbe stato difficile prevederlo, ma alla fine nel GP d’Australia l’ha spuntata Carlos Sainz. Per la Ferrari è stata una domenica da sogno, tanto che Leclerc chiude secondo. Bene anche le McLaren, terza e quarta, non troppo lontane dalle Rosse. Deludono invece la Red Bull e la Mercedes, che torna a casa addirittura senza punti iridati. Altre piacevoli sorprese sono Tsunoda, che conquista i primi punti per la Racing Bulls, e le Haas, entrambe in top10 per la prima volta dal GP d’Austria del 2022. Analizziamo dunque il weekend di gara attraverso alcuni spunti.
Analisi passo gara Sainz-Leclerc
Partiamo subito con un confronto tra i primi due classificati, ossia i due alfieri schierati dalla Ferrari. Prima di comparare i tempi sul giro occorre fare una premessa. Infatti, come accaduto a Singapore lo scorso anno, Sainz ha “vinto la gara al sabato”, mettendosi dietro il compagno di squadra e assicurandosi il vantaggio nella track position. In entrambe le occasioni Leclerc è stato dunque costretto a fare da “scudiero” allo spagnolo, aiutandolo nella conquista dei due successi da vero team player. È comunque assolutamente comprensibile la delusione del monegasco, che non ha mai sbagliato nulla da Suzuka a Melbourne e che si è ritrovato dietro al #55 solo nelle uniche due occasioni in cui la Red Bull era assente.
A ogni modo, si nota subito dal grafico che Sainz è tendenzialmente più veloce, soprattutto nel secondo stint. Bisogna però ricordare che questo gap a favore dello spagnolo è dovuto in parte alla differenza di strategia, con Leclerc che ha dovuto difendersi dalle McLaren. Al 9° giro, difatti, la Ferrari chiama ai box il #16 per cercare di superare Norris con un undercut (molto potente all’Albert Park), e per evitare di subirne uno da Piastri, che è rientrato nella stessa tornata. Il monegasco ha quindi avuto uno svantaggio di gomma (in termini di usura) rispetto al compagno di squadra, che ha accumulato margine nei primi due long run. Nell’ultimo stint Leclerc mette a segno tempi più veloci del compagno di squadra in diversi passaggi sul traguardo nonostante abbia ancora dei pneumatici più vecchi di alcuni giri, ma alla fine risulta comunque più lento.

Indagando sul “calo” (tra virgolette) di Sainz nella parte finale del GP, non è da escludere che esso possa derivare dall’eccessivo sforzo fisico a cui il madrileno è stato sottoposto. Si ricorda infatti che nelle due settimane precedenti alla corsa non aveva potuto allenarsi per concentrarsi sul recupero dopo l’intervento per appendicite. Guardando il suo onboard, questo “affaticamento” si può evincere dal fatto che, come Bearman a Jeddah, tendesse a dare sollievo ai muscoli del collo adagiandosi sul poggiatesta.
In conclusione di questo confronto, è difficile stabilire se il monegasco avesse o meno il ritmo per vincere, dato che è comunque risultato complessivamente più lento del #55. Ciò che è certo è che Leclerc abbia pagato a caro prezzo l’aver osato col setup in qualifica, avendo deciso tra il Q2 e il Q3 di aumentare l’incidenza dell’ala anteriore di 5 click, modificando eccessivamente il bilanciamento della monoposto e perdendo prestazione.
Un’ultima considerazione sul confronto tra i due ferraristi è che l’ordine di congelare le posizioni impartito dal muretto sembra essersi rivelato la scelta migliore, in quanto imporre lo scambio di posizioni sarebbe sicuramente stato ingiusto, mentre lasciare i due piloti liberi di gareggiare sarebbe stato troppo rischioso e avrebbe accelerato l’usura delle gomme.
Analisi passo gara Sainz-Norris
Passiamo ora al confronto tra Sainz e Norris, ossia i migliori interpreti delle due vetture migliori in gara. È interessante notare che nel primo stint su gomma media lo spagnolo è sempre più veloce (a eccezione del 3° giro) e che gestisce meglio le gomme, altra prova del grande passo in avanti compiuto dalla Ferrari durante l’inverno per quanto riguarda il degrado dei pneumatici. Il gap tra i due si assottiglia nel secondo long run, con il #55 che rimane complessivamente più veloce. Nell’ultimo stint i valori, addirittura, si ribaltano, con il #4 che è stato il più veloce in pista (se si considera il ritmo).
Da questo grafico si deduce quindi che la McLaren era seconda forza in gara (con l’incognita Red Bull, dato che sarebbe stato utile vedere anche il passo di Verstappen) e molto vicina alla Ferrari. In particolare, al MCL38 è stata molto competitiva verso fine gara, quando i serbatoi sono più scarichi, e con le hard. La SF-24 è risultata invece nettamente la migliore nel primo stint, con gomma media e a pieno carico di carburante. Nel contenimento del degrado le due vetture sembrano ancora una volta molto simili.
In fin dei conti, la Rossa è stata comunque la miglior monoposto del lotto, sia in quanto a velocità pura che in quanto a gestione dei pneumatici, ma negli ultimi 15 giri è stata la McLaren la più veloce. La macchina di Woking sarà dunque un’osservata speciale a Suzuka, pista composta in prevalenza da curve veloci, che sono proprio il suo miglior pregio.
Analisi passo gara Sainz-Perez
L’ultima analisi passo gara proposta da questo articolo riguarda Sainz e Perez. In quasi tutte le fasi di gara lo spagnolo è stato più veloce del messicano, soprattutto nel primo stint su gomma media. Bisogna però ricordare che la corsa del #11 è stata influenzata in modo non trascurabile dalla perdita di circa 20 punti di carico aerodinamico (pare che questo guaio gli sia costato circa 8 secondi in tutto), dovuto al fatto che si sia incastrata sul fondo della sua vettura una visiera a strappo di Alonso.
Tra l’altro, il vicecampione del mondo in carica non è nemmeno stata l’unica vittima dei “tear off”, con Ocon che ha dovuto effettuare una sosta aggiuntiva solo per rimuovere una visiera che era finita nel condotto del freno posteriore. Il distacco finale dal vincitore accusato da Perez (56 secondi totali) rimane comunque un gap enorme, che, pur influenzato da situazioni di gara diverse, dimostra l’assenza quasi totale della Red Bull a Melbourne. Gli scivoloni, però, possono capitare a tutti e non è irrealistico che il team di Milton Keynes domini il prossimo GP del Giappone.
A ogni modo, è innegabile che la RB20 sia stata tutt’altro che perfetta in Australia, dove ha dimostrato tutti i suoi difetti. La vettura di Newey e compagnia sembra arrancare maggiormente nelle piste in cui è fondamentale saper gestire il graining, come era accaduto anche a Las Vegas l’anno scorso, e non è stata aiutata dalla scelta di un’ala posteriore più scarica per massimizzare le velocità di punta. Questa decisione, infatti, ha dato i suoi frutti sul giro singolo, permettendo a Verstappen, che ha beneficiato anche di una evoluzione della pista a lui favorevole (come accaduto a parti invertite in Messico nel 2023, quando la Ferrari si era accesa d’incanto in Q3), di conquistare la pole position nonostante non avesse i favori del pronostico, ma ha accentuato il degrado dei pneumatici in gara.
Verstappen avrebbe potuto vincere?

All’Albert Park la Red Bull ha dunque sofferto molto durante il GP ed è stata solo la terza forza. A questo punto, però, non si può non sottolineare l’assenza di Verstappen, che con ogni probabilità sarebbe stato un serio contendente alla vittoria. Infatti, l’olandese si è dovuto ritirare alla fine del 4° giro per un problema ai freni (si pensa che fosse di natura idraulica) e non ha potuto esprimere il potenziale della RB20. Ci sono opinioni contrastanti riguardo alle possibilità di vittoria dell’olandese se non avesse avuto noie tecniche, con gli stessi Perez e Marko che hanno due pensieri diversi.
Bisogna certamente tenere in considerazione che l’olandese è sempre qualche decimo più veloce a giro del compagno di squadra, ma non si possono nascondere i 56 secondi di distacco da Sainz. È perciò impossibile stabilire se Verstappen avrebbe vinto o meno se fosse stato in corsa, ma si possono comunque formulare alcune ipotesi. Il ritmo gara sarebbe stato presumibilmente in linea con quello del ferrarista in termini di velocità pura. Il degrado, però, sembra essere stato sottovalutato dalla Red Bull, che ha sofferto di graining con Perez, pilota noto per le sue qualità nella gestione delle gomme. Resta quindi un’incognita la prestazione dell’olandese, che comunque, come scritto poc’anzi, avrebbe quasi sicuramente insidiato le Rosse nella lotta per la vittoria.
È davvero Verstappen il “problema” di questa F1?

Continuiamo la nostra analisi toccando una questione molto sentita dagli spettatori, ossia la mancanza di azione in pista. Infatti, il GP d’Australia, in cui il dominatore dello sport ha disputato solo pochissimi giri, è stato comunque un evento abbastanza noioso, pragmaticamente parlando, e ha dimostrato che non è vero che senza Verstappen le gare sarebbero state molto più divertenti e spettacolari. Il problema della F1 odierna, ossia l'”elemento” che toglie i sorpassi, le sorprese e le emozioni, non è dunque l’olandese.
Come già scritto in precedenza, il responsabile della noia sembra essere l’aria sporca, che impedisce alle monoposto di seguirsi a distanza ravvicinata e influenza quindi le decisioni di team e piloti, che talvolta preferiscono tenersi lontani dagli avversari per evitare il disturbo aerodinamico. Questo problema era stato apparentemente risolto nel 2022 con i nuovi Regolamenti Tecnici, ma si è ripresentato dato che gli ingegneri dei vari team, per cercare miglioramenti nelle performance (com’è normale e giusto che sia), hanno raggirato lo spirito regolamentare e introdotto novità che hanno riportato le vetture allo “status quo”, come, per esempio, l’ala anteriore della Mercedes W15. Serve quindi un altro cambio di direzione, che potrebbe arrivare con la rivoluzione fissata per il 2026 e che, però, dovrà evitare il ripresentarsi in futuro di questo grattacapo.
I valori in campo
In conclusione, ricapitoliamo i valori in campo in Australia. La Ferrari è stata chiaramente la prima forza, sia in quanto a velocità pura che in quanto a gestione delle gomme, e l’unica macchia del suo weekend è la mancata conquista della pole position, per la quale era la favorita. La McLaren si è distinta come la seconda forza ed è stata molto vicina alla Rossa. La terza forza è stata la Red Bull, anonima in quel di Melbourne anche per l’assenza di Verstappen, che potrà però riscattarsi a Suzuka. La Mercedes e l’Aston Martin si confermano sullo stesso livello dopo Jeddah, contendendosi il ruolo di quarta forza “nella terra di nessuno”, dato l’ampio distacco sia dalle vetture più veloci che sugli inseguitori.
Scendendo nel midfield, la distinzione dei valori in campo diventa più difficile, data la compattezza del gruppo. Per una volta non è stata l’Alpine la monoposto più lenta, come attesta anche la presenza di Ocon nella lotta per la top10. Stavolta è stata la Williams, che peraltro ha fatto parlare di sé per la controversa decisione di far pagare a Sargeant l’errore di Albon, il fanalino di coda. La sesta forza è stata la Racing Bulls, che con Tsunoda è riuscita a non farsi mettere sotto pressione dalle dirette rivali grazie a un passo leggermente superiore.
La Sauber è stata a sorpresa la settima forza e ha il rimpianto di aver privato Bottas della possibilità di portare a casa i primi preziosissimi punti stagionali (a causa di, indovinate un po’, un altro pit stop lento). L’Alpine è stata l’ottava forza davanti alla Haas, capace di portare a casa un doppio piazzamento nei dieci grazie a un’ottima gestione delle varie situazioni di gara da parte del muretto e dei piloti.
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